La vitamina D viene sintetizzata a livello cutaneo a partire dal colesterolo. Si tratta di un ormone formato da un gruppo vitaminico di cinque pro-ormoni inattivi (D1, D2, D3, D4, D5) che si attivano con la luce del sole. La vitamina D, infatti, è anche detta la vitamina del sole, proprio perché l’esposizione alla luce solare provoca due reazioni di idrossilazione che rendono biologicamente attivo questo gruppo vitaminico.

La vitamina D aiuta l’assorbimento del calcio a livello intestinale e il riassorbimento del calcio e del fosforo a livello renale, supporta il funzionamento del sistema cardiocircolatorio, rafforza le difese immunitarie e riduce l’insorgenza di malattie autoimmuni come tiroiditi e psoriasi, previene il cancro, aiuta a tenere sotto controllo ansia e depressione.

Mantenere buoni livelli di vitamina D è fondamentale soprattutto nei bambini che crescono e devono sviluppare la struttura ossea, negli anziani e nelle donne in menopausa per contrastare il rischio di osteoporosi.

Una carenza… abbondante

Nonostante il buon clima del nostro Paese, la carenza di vitamina D, detta ipovitaminosi D, è una delle più diffuse in Italia: ne soffre circa il 40% della popolazione. Le categorie più a rischio sono i bambini, gli anziani e le donne in menopausa.

La causa principale è il nostro stile di vita: passiamo la maggior parte della vita in ambienti chiusi e la scarsa esposizione al sole impedisce al nostro corpo di attivare la vitamina D.

Ci sono anche altri fattori che possono influenzare la sintesi e l’attivazione di questa vitamina:

  • il fumo, che ne altera il metabolismo;
  • l’età avanzata, perché la cute invecchiando perde la sua efficienza produttiva;
  • la pelle scura, che per natura ha un’efficienza produttiva minore;
  • l’abuso di alcol, il morbo di Chron e i bypass gastrici che compromettono l’assorbimento a livello intestinale.

Nei bambini a volte si riscontra carenza di vitamina D dopo un periodo prolungato di allattamento al seno in quanto il latte materno è una scarsa fonte di vitamina D.

La carenza di vitamina D può essere legata anche a patologie gravi come:

  • l’insufficienza renale e quella epatica;
  • la presenza di sarcoidosi, tubercolosi, istoplasmosi o altre malattie granulomatose;
  • i linfomi e altri tumori del sangue;
  • la fibrosi cistica, la pancreatite cronica la cirrosi biliare primitiva.

Carenza di Vitamina D: che succede al nostro corpo

Quando manca la vitamina D le prime a risentirne sono le ossa perché la mineralizzazione viene compromessa, ma questa non è l’unica conseguenza.

I primi sintomi di una carenza di vitamina D sono:

  • dolore alle ossa e alle articolazioni;
  • debolezza muscolare e disturbi da fascicolazione muscolare;
  • capelli e unghie che si spezzano;
  • stanchezza continua;
  • difficoltà a concentrarsi.

Se non curata, l’ipovitaminosi D però può comportare anche conseguenze più gravi, tra cui l’insorgenza di:

  • rachitismo e deformazioni ossee nei bambini;
  • osteoporosi, osteomalacia e frequenti fratture negli adulti;
  • periodontite, ossia l’infiammazione delle ossa che sostengono i denti;
  • ictus, infarti e malattie cardiovascolari;
  • diabete;
  • ipertensione.

Vitamina D e dimagrimento

Ora ti starai chiedendo, cosa c’entra la vitamina D con il dimagrimento? Partiamo dal presupposto che il nostro corpo è una macchina complessa: uno squilibrio da una parte porta una catena di conseguenze in tutto l’organismo.

In questo caso, il trait d’union tra vitamina D e dimagrimento è soprattutto il sonno.

Moltissimi studi hanno dimostrato che la vitamina D agisce sull’ipotalamo, il centro del cervello responsabile, tra moltissime altre cose, dei cicli sonno-veglia. Quando manca la vitamina D, infatti, si tende a soffrire di insonnia. La mancanza di sonno agisce su due ormoni: stimola la produzione di grelina e riduce quella di leptina. La grelina stimola il senso di fame e in particolare il desiderio di carboidrati, la leptina, al contrario, riduce il senso di sazietà. Più grelina e meno leptina hanno un effetto devastante sulla tua dieta perché ti spingono a mangiare di più.

Inoltre, la mancanza di vitamina D favorisce l’insorgenza di insulino-resistenza e sindrome metabolica, due condizioni che rendono ancora più difficoltoso il dimagrimento.

Come se non bastasse, come sempre si instaura un circolo vizioso. Abbiamo detto, infatti, che la sintesi di vitamina D avviene per il 90% a livello della cute: se sei in sovrappeso gli accumuli adiposi sequestrano la vitamina D a livello cutaneo rendendo più difficile l’utilizzo da parte dell’organismo. In pratica, più ingrassiamo, più la vitamina D rimane intrappolata sulla cute, meno riusciamo a dimagrire.

Per questo, quando applico il mio metodo BootyUp® chiedo alle mie clienti di controllare anche eventuali carenze vitaminiche: un valore inferiore a 20ng di vitamina D all’inizio dell’autunno ci dice che dobbiamo correre ai ripari.

Gli integratori di Vitamina D

Il modo migliore per mantenere buoni livelli di vitamina D è esporsi al sole. Come sempre, si tratta di istituire una buona abitudine: basterebbe 10-20 minuti al giorno con braccia e polpacci scoperti (nella bella stagione meglio esporre tutto il torso). Se intanto che vi rifocillate di sole, ne approfittate per fare una passeggiata, tanto meglio: il vostro corpo vi ringrazierà.

Quando, però, la carenza è severa il sole non basta, né è sufficiente cambiare l’alimentazione perché è molto difficile assumere vitamina D attraverso il cibo. Gli alimenti che la contengono sono uova, funghi, salmone, fegato, burro e alcuni tipi di formaggi grassi, ma l’unica sostanza che ne contiene quantità rilevanti è l’olio di fegato di merluzzo, che infatti viene usato come base per gli integratori.

In commercio sono disponibili integratori sia in capsule che in gocce, in due diverse composizioni:

  • integratori a base di colecalciferolo o D3
  • integratori a base di ergocalciferolo o D2

Entrambi vengono trasformati dal fegato e dai reni in 1,25(OH)2D, cioè la forma attiva della Vitamina D e in 25(OH)D, cioè la forma di stoccaggio.

La misurazione dei livelli di 25(OH)D attraverso le analisi del sangue, infatti, è il metodo più efficace per prendere atto di un’effettiva carenza di vitamina D e stabilire il dosaggio degli integratori.

Uno studio pubblicato nel 2017 sulla rivista BioMed Central ha preso in considerazione diversi fattori che influiscono sull’assorbimento della vitamina D:

  • il tipo di integratore
  • i tempi di somministrazione
  • il sesso della persona
  • i livelli ormonali

Dallo studio è emerso che, nonostante tutti i tipi di integratori abbiano aumentato il livello di 25(OH)D, il risultato è stato migliore in coloro che hanno assunto la vitamina D3, rispetto a quelli che avevano preso la D2. Inoltre, all’interno del primo gruppo, i ricercatori hanno riscontrato una maggiore concentrazione di 25(OH)D nelle persone che avevano assunto gli integratori ogni due settimane.

L’altra differenza fondamentale riguarda il sesso: l’assorbimento della D3, infatti, è risultato maggiore nelle donne rispetto agli uomini (49% contro 22%).

Questa diversità sembra dipendere dalla maggiore presenza nelle donne di proteine capaci di legare la vitamina D. Tra i soggetti di sesso femminile, inoltre, i risultati migliori sono stati raggiunti da coloro che assumevano contraccettivi orali o seguivano una terapia ormonale post menopausa.

L’altro aspetto interessante emerso dallo studio è che coloro che hanno assunto solo D2 hanno manifestato una diminuzione dei livelli di D3.

L’assunzione di vitamina D è quindi una faccenda delicata e il dosaggio di integratori varia moltissimo da soggetto a soggetto: per questo è fondamentale evitare di fare valutazioni e terapie fai da te, ma affidarsi a un parere medico.

Laura,

la tua consulente di bellezza

 

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